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ONELIFE #37 – Italian

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Land Rover’s Onelife magazine showcases stories from around the world that celebrate inner strength and the drive to go Above and Beyond. For this issue of Onelife we visited Maneybhanjang in the Indian Himalaya, where Land Rover Series Is and IIs rule the roost, we followed the north star to the Land Rover Ice Academy in Arjeplog, Sweden, which offers thrilling ice driving action and bring you the story of outdoorsman Monty Halls and his family who are out with a Discovery for a scenic escape in Ireland.

WORLD OF ADVENTURE Ma

WORLD OF ADVENTURE Ma una grande passione può nascere anche quando non si è più bambini. Quella per Land Rover di Massimo Mossi, ex giornalista e fotoreporter, scocca infatti quando, per lavoro, deve seguire le selezioni italiane del Camel Trophy. Da quel momento inizia ad inseguire il suo sogno fino al momento in cui, a 36 anni, riesce a coronarlo, acquistando una Range Rover 3.5 litri V8, sia pure di seconda mano. “La comprai da un conoscente. Mi costò la mia Fiat Panda ed una bella cifra in contanti, molti per me che, allora, stavo iniziando la mia carriera. Ma era stata una decisione presa d’istinto, senza pensare nemmeno al consumo di carburante del suo motore che con un litro di benzina percorreva poco più di cinque chilometri”. Massimo era ovviamente orgoglioso della sua Range e qualche giorno dopo la mostrò ai suoi amici che, naturalmente, vollero ammirare quel motore così potente. “Appena sollevato il cofano,” ricorda ancora divertito Massimo, “schizzò fuori un gattone fulvo, che chissà da quanto tempo era rimasto accovacciato nel vano vuoto della seconda batteria. A quel tempo lo slogan di una pubblicità di carburanti era “metti un tigre nel motore”, Io ero diventato quello che, invece, aveva un gatto nel motore”. Come il primo amore, anche la prima Range non si scorda mai, ed ancora oggi ha nel cuore quella tre porte che è stata la sua compagna di viaggio per tante vacanze indimenticabili. “Il suo enorme vano di carico mi permetteva di viaggiare con a bordo un gommone di 4 metri smontato, il suo motore da trenta cavalli, gli sci d’acqua ed il windsurf piazzati sul tetto. Per molti anni le nostre mete preferite furono la Sardegna e le isole greche dello Ionio, dove grazie alla Range potevo affrontare i percorsi più impervi ed andare alla scoperta di posti allora poco battuti dal turismo di massa, come l’isola di Lefkas, a cui si arrivava attraversando uno specchio d’acqua che tagliava l’istmo, traghettando la Range con un mezzo da sbarco residuato della seconda guerra mondiale”. All’epoca, da quelle parti, non si vedevano molte Range in giro e Massimo quasi si pavoneggiava quando vedeva la gente che curiosava intorno all’auto parcheggiata. “Accadde pure che, per colpa di una batteria un po’ datata, in mezzo ad una piazza, la Range non ne volesse sapere di andare in moto. Mi resi conto che il condizionatore era inserito e che sottraeva potenza. Quindi, presa la manovella, la Range andò in moto al primo tentativo e scoppiò l’applauso di tutti i presenti!” Da sempre appassionato di auto, aveva imparato a conoscere molti dei segreti della sua Range e si dilettava ad eseguire piccoli interventi. “Il capo officina della concessionaria di Ancona ogni tanto mi confidava qualche dritta. Grazie a lui realizzai una guarnizione di sughero ritagliandola da un tovaglietta di casa, che forse mia madre sta ancora cercando”. Ma il viaggio più avventuroso Massimo l’ha compiuto con una 109 Station Wagon di un suo amico: “Ero rimasto colpito dalla potenza e dalla versatilità di quel mezzo con cui il mio amico aveva deciso di effettuare un bel giro partendo da Ancona. Così, con le nostre mogli, traghettammo verso Spalato per raggiungere la Cappadocia. Già sul traghetto i tre posti omologati erano diventati quattro, grazie ad un divano posteriore appositamente realizzato; il comfort era ridotto all’essenziale, ma sufficiente per un viaggio comunque impegnativo. Appena sbarcati, la pompa della frizione ci abbandonò; ma conoscemmo anzitempo le regole della globalizzazione, perché potemmo adattarne una dell’Alfa Romeo e così, procuratici i gommini, la riparammo da soli, perdendo però due giorni, ai quali dovemmo aggiungere un’imprevista deviazione causata da una rivolta degli indipendentisti del Kosovo. Perciò ci dirigemmo verso Sofia ed Edirne, giungendo ad Istanbul con diversi giorni di ritardo. Dopo averla visitata in lungo e largo, facemmo nuovamente rotta verso l’Italia passando per Salonicco, le Termopili, le Meteore, Parga ed imbarcandoci ad Igoumenitza.” Un vero e proprio viaggio nello spirito Land Rover, non da semplici turisti, ma da chi cerca di conoscere gli usi, i costumi, le culture, andando sempre e comunque avanti, superando ostacoli e problemi. Purtroppo l’imposizione fiscale, il superbollo, l’impennata del costo della benzina, costrinsero Massimo a vendere la sua amata Range. “Dopo qualche tempo acquistai una Freelander SW. Ma poi, il fascino della Range colpì ancora, conquistando stavolta mia moglie, che oggi guida felicemente una splendida Evoque.” 80

Ma può capitare d’innamorarsi di una Land Rover anche quando meno te l’aspetti, anche quando, fino al momento dello scoccare della scintilla, nemmeno l’avevi presa in considerazione. Come è accaduto a Paola Oggioni ed a suo marito David Sargentini, la cui storia con il Green Oval è nata poco più di un anno fa. Un innamoramento a prima vista, travolgente. Condividono da sempre il piacere dei viaggi in auto e le loro scelte da sempre si sono indirizzate su vetture a trazione integrale, sia perché vivono sulle colline intorno a Torino, sia perché appassionati della montagna e non rinunciano a partire nemmeno nei mesi invernali. Amano, però, anche il design, un altro fattore che ha sempre influenzato le loro decisioni in campo automobilistico, e sono appassionati delle auto d’epoca. Insomma, inconsciamente non lo sapevano, ma c’erano tutti i presupposti perché, alla fine, abbracciassero Land Rover. “La nostra non è una storia di grandi spedizioni nel deserto o di viaggi avventurosi”, raccontano Paola e David. “Ma è quella di un vero e proprio colpo di fulmine che nel giro di soli quattro mesi ci ha fatto diventare partecipi dei settanta anni di storia della Land Rover”. L’arrivo sul mercato della nuova Discovery Sport li conquista immediatamente, facendo scattare da subito un feeling con il design, così diverso e nuovo rispetto a tutti gli altri SUV, ma anche con la tradizione di un marchio che ha scritto la storia dei veicoli 4x4. “La nostra prima Land è arrivata nel febbraio del 2017. Una bellissima Discovery Sport di colore Scothia Grey ed il tetto panoramico. Il fatto che ci piaccia affrontare strade sterrate, al di fuori dei consueti itinerari stradali, per godere appieno del paesaggio naturale, ci ha convinto, dopo nemmeno un mese, a partecipare, insieme ai nostri figli, al raduno di Land Rover Experience Italia in Toscana”. Questa prima esperienza li entusiasma. Gli ottanta chilometri percorsi in fuoristrada sui sentieri delle colline aretine hanno lasciato il segno. Il fatto poi, di tornare a casa con il premio di “Auto più nuova” del raduno li rende ancora più orgogliosi della loro scelta e si rendono conto di essere entrati a far parte di una grande famiglia. “Certo, la nostra nuovissima Discovery Sport era tornata a casa tutta impolverata e piena di fango. Ma avevamo acquisito la consapevolezza che le Land Rover sono fatte per essere usate sempre, a prescindere dal modello e dall’età, perché possono andare ovunque”. Non passa un altro mese che i nostri entusiasti neo-landroveristi, viaggiando sulla statale verso Susa, restano colpiti da una vecchia Land Rover parcheggiata a lato della strada con sopra il cartello “vendesi”: “L’auto mostrava tutti i segni della sua età, ma la livrea color Marine Blue e l’hard top Milestone furono come una frecciata al cuore”, racconta Paola. “Decidiamo di saperne di più e così scopriamo che si tratta di una Series II del 1961 lo stesso anno di nascita di David - con la guida a destra. E così, colpo di fulmine numero due, non abbiamo potuto far altro che portarcela a casa”. Insomma, in poco più di quattro mesi, Paola e David hanno sposato la tradizione ed il futuro di Land Rover, due stili di guida completamente diversi, ma con la stessa filosofia di vita: “Adesso stiamo restaurando la gloriosa Series II e non vediamo l’ora di metterla alla prova. Nel frattempo, non risparmiamo la Discovery Sport. L’estate scorsa abbiamo avuto il battesimo del fuoco con i grandi viaggi. Ad agosto, infatti, siamo partiti da Torino per l’Islanda e ritorno, un vero e proprio raid di 9.000 chilometri che ci ha dato ancora più entusiasmo. In Islanda, poi, è stata l’apoteosi. Soltanto al nostro ritorno abbiamo scoperto che proprio lì la Discovery Sport era stata guidata per la prima volta. E abbiamo così capito perché sembrava proprio essere nel suo habitat naturale”. Tre storie, ognuna delle quali, a suo modo, rappresenta il compimento di un percorso che lega indissolubilmente tra loro questi primi settanta anni di storia della Land Rover. Tutte e tre raccontano di amore, di passione, di voglia di conoscere il mondo, di entusiasmo, di sogni, di piccole cose ed emozioni che rendono un momento indimenticabile. Proprio tutti gli elementi che hanno costruito il mito Land Rover. 81