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ONELIFE #37 – Italian

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Land Rover’s Onelife magazine showcases stories from around the world that celebrate inner strength and the drive to go Above and Beyond. For this issue of Onelife we visited Maneybhanjang in the Indian Himalaya, where Land Rover Series Is and IIs rule the roost, we followed the north star to the Land Rover Ice Academy in Arjeplog, Sweden, which offers thrilling ice driving action and bring you the story of outdoorsman Monty Halls and his family who are out with a Discovery for a scenic escape in Ireland.

I 7 0 A N N I D I L A N

I 7 0 A N N I D I L A N D R O V E R Lo spirito d’avventura la voglia di scoprire, la passione nelle storie di tutti i giorni ARTICOLO ONELIFE: W A L T E R M A R C E L L I I primi settanta anni di storia della Land Rover sono ricchi di imprese straordinarie, di esplorazioni nei posti più remoti ed impervi, di spedizioni al limite macinando milioni di chilometri, fino a cambiare molte volte la geografia del mondo. L’Ovale Verde è divenuto sinonimo stesso di avventura e sfida. Ma, allo stesso tempo, quella stessa storia è una collezione infinita di episodi, di piccole storie personali, di momenti unici da ricordare che fanno parte del bagaglio di esperienze dei suoi proprietari. Testimonianze di vita consegnate molto spesso agli album fotografici di famiglia, tramandate di padre in figlio. Ma tutti hanno una loro particolare storia da ricordare legata a Land Rover ed al suo mondo. Le tre che raccontiamo in queste pagine, con le parole di chi le ha vissute, sono emblematiche del legame che si può creare con automobili particolari come le Land Rover, che non sono soltanto metallo e pistoni, ma una vera e propria filosofia di vita. 78

Nella storia di Riccardo Brandi, la Land Rover entra nei suoi sogni da bambino, quando, chiuse le scuole per le vacanze estive, accompagnava il padre architetto nel suo studio di Roma. I colleghi lo trattavano con simpatia, lo facevano disegnare e, poi, c’era un cagnolino con cui giocare. Ma ciò che aveva colpito la sua immaginazione era quella strana macchina parcheggiata nel garage dell’ufficio. “Mio padre posteggiava sempre la sua auto tra due colonne, proprio vicino ad un’imponente vettura azzurrina, luccicante, da cui non riuscivo a staccare gli occhi,” ricorda Riccardo. “Avrei scoperto più tardi che si trattava di una Land Rover, un po’ avanti con gli anni ma ben conservata. Mi fermavo sempre ad ammirarla, con la segreta speranza di trovare la portiera aperta e salire al posto di guida”. Ogni volta, il piccolo Riccardo faticava ad allontanarsi da quell’automobile, così grande ma anche così diversa dalle altre. Per convincerlo a venir via, il papà gli raccontava che era del nonno e stava lì per riposarsi dai lunghi viaggi. “Mi consolava rassicurandomi che, di sicuro, un giorno ne avrei avuta una mia. Un giorno, più triste del solito per non poterci andare dentro, lasciai un foglietto di carta, infilandolo tra la ruota di scorta ed il cofano su cui era fissata, sul quale avevo disegnato due figure che rappresentavano me e mio nonno che ci tenevamo per mano”. Quindici anni più tardi Riccardo, ormai un uomo, tornò con suo padre nel garage dello studio, questa volta guidando lui. Non era nuovamente lì per passare il tempo, ma perché quello era il suo primo giorno di lavoro nello studio. Quasi seguendo un antico richiamo, parcheggiò in quello stesso posto tra le due colonne: “Mi sembrava di tornare indietro nel tempo. La Land Rover era ancora lì, ormai tutta impolverata, ma sempre imponente, come sorvegliasse il garage. Mi ricordai del biglietto ed andai a cercarlo. Lo ritrovai nello stesso posto, sotto le ragnatele, ormai ingiallito ma ancora intonso. Confesso che trattenni a stento una lacrima di commozione. Papà mi diede una pacca sulla spalla e mi confessò che quell’auto non era mai stata del nonno; avrebbe voluto acquistarla, ma il proprietario, che non la utilizzava, per qualche strana ragione s’era sempre rifiutato di venderla. Come tanto tempo prima, mio padre mi confortò ripetendomi che un giorno non lontano ne avrei avuta una mia”. È passato un po’ di tempo da allora, ma oggi Riccardo ha coronato il suo desiderio ed è finalmente proprietario di una Discovery Sport, che sua figlia ha chiamato Elisabeth. Non ha ancora viaggi avventurosi da raccontare, ma solo la felicità di essere riuscito a sedersi al volante di una Land Rover tutta sua, come nei sogni che faceva da bambino: “Non potrò mai dimenticare il momento della firma del contratto e, soprattutto, quello in cui l’ho finalmente ritirata. Ma oltre che dall’auto, sono stato conquistato anche dal mondo Land Rover, da tutto ciò che si muove intorno e dalle persone. Quando viaggio fuori città, poi, mi sembra di essere perfettamente in armonia con il contesto ambientale. Ma, soprattutto, quando sono al volante mi sento bene, un po’ bambino e tanto felice, come se fossi riuscito a chiudere quel cerchio immaginario che mi ricollega al nonno”. Un viaggio, anche questo, da ricordare. 79