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ONELIFE #36 – Italian

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Land Rover’s Onelife magazine showcases stories from around the world that celebrate inner strength and the drive to go Above and Beyond. This special issue of Onelife marks Land Rover’s 70th anniversary – a celebration of unparalleled achievement and pioneering innovation. We bring you the incredible story of how we reunited an original 1948 car with its former owners, as well as looking back at Land Rover vehicles’ most intrepid expeditions around the globe.

INTERVISTA CON GERRY

INTERVISTA CON GERRY MCGOVERN Gerry McGovern segue leggi proprie: è un ottimo leader, ha aspettative difficili da soddisfare e ambizioni illimitate. Le regole, tuttavia, sono fatte per essere trasgredite e McGovern sembra amare mettere in discussione le sue stesse idee tanto quanto quelle delle persone con cui lavora. Tornato in Land Rover nel 2004 dopo vari periodi trascorsi presso Chrysler, Peugeot, Rover e Ford McGovern è riuscito a reinventare il brand Land Rover, promuovendo una gamma di veicoli rilevanti per il ventunesimo secolo: prima con l'Evoque, poi con la nuovissima Range Rover, la Range Rover Sport, la nuova Discovery e la compatta Discovery Sport. E naturalmente con Velar, la più riduzionista delle sue creazioni. Una nuova incarnazione del Defender è dietro l'angolo, e una fila di nuovi modelli, molti dei quali muteranno radicalmente la nostra concezione del marchio, è in attesa di essere svelata. Come dice McGovern parte tutto da una visione, e al cuore di quella visione c'è la fondamentale concezione di un veicolo moderno che rappresenti la contemporaneità in termini di tecnologia, ingegneria e design, ma che, soprattutto, sia altamente desiderabile. DJ: Cosa le interessa della tecnologia? GM: Per me la tecnologia è uno strumento come un altro. Mi interessa la tecnologia che facilita la progettazione piuttosto che quella fine a se stessa, perché credo che l'eccesso di complessità tecnologica sia irritante. Quando qualcuno osserva un prodotto, lo considera nel suo insieme e quello che conta per me è il legame emozionale che si crea: se la tecnologia riesce ad elevarlo e ad amplificarlo, bene; ma il ruolo tecnologico è quello di facilitare il design. Il bello sta nell'accelerazione del processo di progettazione. I PC ci hanno permesso di essere anche più creativi velocizzando le cose. In fin dei conti adottiamo la tecnologia per elevare la desiderabilità di un prodotto, per renderlo più sicuro, più veloce e, nel nostro caso, più modernista. Quindi è ossessionato dal modernismo e dal continuo perfezionamento della sua visione? Il modernismo è una filosofia, un movimento, un approccio al design che guarda in avanti. All'interno di “IN FIN DEI CONTI, ADOTTIAMO LA TECNOLOGIA PER ELEVARE LA DESIDERABILITÀ DI UN PRODOTTO: PER RENDERLO PIÙ SICURO, PIÙ VELOCE E, NEL CASO DELLA VELAR, PIÙ MODERNO” GERRY MCGOVERN La Velar (a destra) è la creazione più riduzionista di Gerry McGovern. I suoi interni sono deliberatamente privi di qualsiasi elemento non essenziale tale filosofia vi è un metodo riduttivo inerente che, secondo me, implica l'eliminazione degli eccessi e di quello che non è necessario. Ciò è stato particolarmente vero nel caso della Velar, soprattutto per gli interni, dove tutte le caratteristiche di design estranee sono state sradicate deliberatamente. Nell'industria automobilistica, non credo che il concetto di modernismo sia stato pienamente applicato, e quando guardo certe auto ho l'impressione che sia passato Zorro! Una linea di qua, una linea di là... si crea una confusione visiva totale. Il buon design inizia fondamentalmente con un volume ottimale delle proporzioni. Una volta ottenuto ciò, teoricamente è come per un abito: se il taglio è fatto bene e le proporzioni sono corrette, tutto dovrebbe filare liscio. Ma se improvvisamente includi molte linee e troppi dettagli, tutto diventa confuso. Lo stesso si può dire dell'architettura. Non ho capito come certe persone possano essere contente di vivere in una casa che sembrerebbe essere stata creata duecento anni fa. Perché non celebrare il futuro? Quello che la tecnologia ci ha permesso di fare è sviluppare delle cose che guardano davvero avanti, piuttosto che indietro. È molto preciso e molto esigente nei confronti del suo team. Le capita che le limitazioni del processo manifatturiero la deludano? Per molti versi credo che il design automobilistico abbia sempre svolto un ruolo secondario rispetto all'ingegneria. Si è sempre saputo che il design contribuiva ampiamente alla desiderabilità di un prodotto, ma credo che il livello di intelletto creativo che, in passato, si è incentrato sul design, non sia stato tanto sofisticato quanto avrebbe potuto. In fin dei conti, è il modo in cui è organizzata una società a fare una sostanziale differenza nella sensibilità 68

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